
Era il 1986 quando un gruppo di frequentatori del nostro centro sportivo Pio XII, a Primavalle, mi propose un’idea tanto semplice quanto significativa: dedicare un torneo alla memoria di mio nonno, il Conte Galeazzi, scomparso da poco.
Ricordo ancora con chiarezza quel momento.
Accolsi la proposta con sincera simpatia e la condivisi subito con la mia famiglia.
L’entusiasmo fu unanime, quasi naturale, come se quell’iniziativa rappresentasse un modo spontaneo per mantenere vivo un ricordo importante.
Eppure, nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che, a distanza di quarant’anni, saremmo stati ancora qui, a celebrarne la trentaseiesima edizione.
A volte mi soffermo a riflettere sul percorso compiuto: sulle migliaia di ragazzi che sono scesi in campo, sulle tante società che hanno preso parte a questa manifestazione, sulle emozioni intense di chi ha vinto e sulle inevitabili delusioni di chi ha visto sfumare il successo.
Penso anche agli sguardi orgogliosi dei genitori, alla loro emozione nel vedere i propri figli partecipare, crescere e mettersi alla prova.
Non posso poi dimenticare l’impegno costante degli organizzatori, chiamati ogni anno a migliorare, ad affrontare nuove sfide e a garantire che tutto si svolga nel migliore dei modi.
E, naturalmente, il contributo prezioso di tutte le figure che negli anni si sono alternate: arbitri, allenatori, dirigenti, sponsor.
È proprio grazie a questo straordinario intreccio di persone e storie che il torneo Galeazzi è diventato ciò che è oggi: un punto di riferimento tra le competizioni giovanili, non solo a livello regionale ma anche oltre i confini nazionali.
Nel corso delle varie edizioni, infatti, hanno partecipato squadre provenienti da tutta Italia e persino dall’estero, arricchendo ulteriormente il valore e il prestigio della manifestazione.
Il tutto senza mai perdere il legame con il territorio, grazie alla presenza delle realtà locali che si confrontano in una fase eliminatoria intensa e appassionante, dalla quale emergono le squadre che si contendono la finale insieme ai club più titolati.
Ma forse l’aspetto più significativo è un altro. In tanti anni, non ricordo episodi spiacevoli, nonostante partite spesso combattute e cariche di tensione agonistica.
Questo dimostra che chi partecipa al “Galeazzi” conosce e rispetta i valori fondamentali dello sport.
Ed è proprio questo, in fondo, l’insegnamento più importante che il torneo continua a trasmettere: praticare lo sport con passione, rispetto e, soprattutto, con autentica sportività.

Il Direttore dei Cavalieri di Colombo
Dott. Arch. Enrico Pietro Demajo
