
Il torneo Galeazzi si contraddistingue da sempre per “andare contro corrente” rispetto al momento che stiamo vivendo.
L’importante è sempre stato, infatti, il rispetto dell’avversario, il giocare pulito, Il dare il meglio con la consapevolezza che ci può essere qualcuno più forte.
O, semplicemente, più fortunato.
È in definitiva il tentativo di creare un pensiero nuovo laddove si è sempre più portati alla vittoria a qualsiasi costo.
Vi siete mai immaginati cosa succederebbe, ad esempio, se una tifoseria di una qualsiasi squadra di calcio smettesse di insultare gli avversari?
Nessuna altra tifoseria avrebbe soddisfazione a offendere chi non li sta offendendo…
Verrebbe meno “il muro contro muro” basato sul continuo e reciproco insulto e il circolo vizioso sarebbe definitivamente rotto.
Si passerebbe dal “tu sei peggio di me” al “io cerco (lealmente) di essere meglio di te”.
E forse, piano piano, creeremo una generazione di uomini migliori…
Di conseguenza quello che emerge dagli organizzatori del torneo Galeazzi, a cui va il mio plauso, è un pensiero diverso; Lo sport deve tornare ad essere un veicolo di amicizia e di conoscenza reciproca.
Chi si prodiga alla buona riuscita della manifestazione è un gruppo di persone che cerca di fare le cose al meglio senza averne un ritorno.
Un gruppo di persone che crede ancora in dei valori forse un po’ fuori moda.
Anche quest’anno ci sarà una riffa i cui proventi andranno ad altri ragazzi meno fortunati.
Si affronteranno oltre 1000 ragazzi divisi in tre categorie.
Molti verranno da fuori la nostra regione.
E al termine di un mese di gare ci saranno dei vincitori e degli sconfitti, come è normale che sia.
Ma la speranza è che tutti questi ragazzi, ripensando fra qualche anno all’edizione del 2025 del torneo, ne conserveranno un ricordo positivo.
E che forse un giorno, accompagnando i propri figli a giocare l’edizione 2040, potranno dire con orgoglio “ci ho partecipato anch’io”…
I miei migliori auguri a tutti di trascorrere delle giornate indimenticabili

Il Direttore dei Cavalieri di Colombo
Dott. Arch. Enrico Pietro Demajo







